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Giornata Nazionale dei Castelli |
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Scritto da Administrator
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2009-05-30 12:43:25 |
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GIORNATA NAZIONALE DEI CASTELLI DOMENICA 31 MAGGIO ORE 10,00 PRESSO IL RISTORANTE "DA PIETRO AL CASTELLO" Si terra un dibattito e visita guidata " il castello e il borgo medievale di lettere" ore 11,30 visita guidata al castello con l'intervento di noti esponenti politici, e dei sindaci dei comuni limitrofi. |
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Ultimo aggiornamento ( 0000-00-00 00:00:00 )
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2008-07-18 13:55:02 |
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iniziati i festeggiamenti in onore di S.Anna il 17 luglio si è proceduto alla intronizzazione della statua, migliaia di fedeli sono accorsi per salutare la santa patrona di lettere, uno spettacolo per gli occhi è una gioia per il cuore come al solito il richiamo della santa ha portato nel piccolo paesino dei monti lattari una folla numerosa di donne in attesa, è di bambini che venivano innalzati per baciare la statua della santa, si è proceduto alla oramai classica tradizione della raccolta della polvere della statua da poter utilizzare contro eventuali mli nel corso dell'anno . la messa serale è stata clebrata da mons.vescovo Luigi Travaglino missionario in Nicaragua, dopo di che la statua è stat portata in breve processione per salutare il popolo, concludendo il rientro con i fuochi pirotecnici. |
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Ultimo aggiornamento ( 2008-07-18 15:02:14 )
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Scritto da Administrator
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2008-07-10 10:13:08 |
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Un pò di Storia Religiosa Sulla Statua Nonostante che di s. Anna ci siano poche notizie e per giunta provenienti non da testi ufficiali e canonici, il suo culto è estremamente diffuso sia in Oriente che in Occidente. Quasi ogni città ha una chiesa a lei dedicata, Caserta la considera sua celeste Patrona, il nome di Anna si ripete nelle intestazioni di strade, rioni di città, cliniche e altri luoghi; alcuni Comuni portano il suo nome. La madre della Vergine, è titolare di svariati patronati quasi tutti legati a Maria; poiché portò nel suo grembo la speranza del mondo, il suo mantello è verde, per questo in Bretagna dove le sono devotissimi, è invocata per la raccolta del fieno; poiché custodì Maria come gioiello in uno scrigno, è patrona di orefici e bottai; protegge i minatori, falegnami, carpentieri, ebanisti e tornitori. Perché insegnò alla Vergine a pulire la casa, a cucire, tessere, è patrona dei fabbricanti di scope, dei tessitori, dei sarti, fabbricanti e commercianti di tele per la casa e biancheria. È soprattutto patrona delle madri di famiglia, delle vedove, delle partorienti, è invocata nei parti difficili e contro la sterilità coniugale. Il nome di Anna deriva dall’ebraico Hannah (grazia) e non è ricordata nei Vangeli canonici; ne parlano invece i vangeli apocrifi della Natività e dell’Infanzia, di cui il più antico è il cosiddetto “Protovangelo di san Giacomo”, scritto non oltre la metà del II secolo. Questi scritti benché non siano stati accettati formalmente dalla Chiesa e contengono anche delle eresie, hanno in definitiva influito sulla devozione e nella liturgia, perché alcune notizie riportate sono ritenute autentiche e in sintonia con la tradizione, come la Presentazione di Maria al tempio e l’Assunzione al cielo, come il nome del centurione Longino che colpì Gesù con la lancia, la storia della Veronica, ecc. Il “Protovangelo di san Giacomo” narra che Gioacchino, sposo di Anna, era un uomo pio e molto ricco e abitava vicino Gerusalemme, nei pressi della fonte Piscina Probatica; un giorno mentre stava portando le sue abbondanti offerte al Tempio come faceva ogni anno, il gran sacerdote Ruben lo fermò dicendogli: “Tu non hai il diritto di farlo per primo, perché non hai generato prole”. Gioacchino ed Anna erano sposi che si amavano veramente, ma non avevano figli e ormai data l’età non ne avrebbero più avuti; secondo la mentalità ebraica del tempo, il gran sacerdote scorgeva la maledizione divina su di loro, perciò erano sterili. L’anziano ricco pastore, per l’amore che portava alla sua sposa, non voleva trovarsi un’altra donna per avere un figlio; pertanto addolorato dalle parole del gran sacerdote si recò nell’archivio delle dodici tribù di Israele per verificare se quel che diceva Ruben fosse vero e una volta constatato che tutti gli uomini pii ed osservanti avevano avuto figli, sconvolto non ebbe il coraggio di tornare a casa e si ritirò in una sua terra di montagna e per quaranta giorni e quaranta notti supplicò l’aiuto di Dio fra lacrime, preghiere e digiuni. Anche Anna soffriva per questa sterilità, a ciò si aggiunse la sofferenza per questa ‘fuga’ del marito; quindi si mise in intensa preghiera chiedendo a Dio di esaudire la loro implorazione di avere un figlio. Durante la preghiera le apparve un angelo che le annunciò: “Anna, Anna, il Signore ha ascoltato la tua preghiera e tu concepirai e partorirai e si parlerà della tua prole in tutto il mondo”. Così avvenne e dopo alcuni mesi Anna partorì. Il “Protovangelo di san Giacomo” conclude: “Trascorsi i giorni necessari si purificò, diede la poppa alla bimba chiamandola Maria, ossia ‘prediletta del Signore’”. Altri vangeli apocrifi dicono che Anna avrebbe concepito la Vergine Maria in modo miracoloso durante l’assenza del marito, ma è evidente il ricalco di un altro episodio biblico, la cui protagonista porta lo stesso nome di Anna, anch’ella sterile e che sarà prodigiosamente madre di Samuele. Gioacchino portò di nuovo al tempio con la bimba, i suoi doni: dieci agnelli, dodici vitelli e cento capretti senza macchia. L’iconografia orientale mette in risalto rendendolo celebre, l’incontro alla porta della città, di Anna e Gioacchino che ritorna dalla montagna, noto come “l’incontro alla porta aurea” di Gerusalemme; aurea perché dorata, di cui tuttavia non ci sono notizie storiche. I pii genitori, grati a Dio del dono ricevuto, crebbero con amore la piccola Maria, che a tre anni fu condotta al Tempio di Gerusalemme, per essere consacrata al servizio del tempio stesso, secondo la promessa fatta da entrambi, quando implorarono la grazia di un figlio. Dopo i tre anni Gioacchino non compare più nei testi, mentre invece Anna viene ancora menzionata in altri vangeli apocrifi successivi, che dicono visse fino all’età di ottanta anni, inoltre si dice che Anna rimasta vedova si sposò altre due volte, avendo due figli la cui progenie è considerata, soprattutto nei paesi di lingua tedesca, come la “Santa Parentela” di Gesù. Il culto di Gioacchino e di Anna si diffuse prima in Oriente e poi in Occidente (anche a seguito delle numerose reliquie portate dalle Crociate); la prima manifestazione del culto in Oriente, risale al tempo di Giustiniano, che fece costruire nel 550 ca. a Costantinopoli una chiesa in onore di s. Anna. L’affermazione del culto in Occidente fu graduale e più tarda nel tempo, la sua immagine si trova già tra i mosaici dell’arco trionfale di S. Maria Maggiore (sec. V) e tra gli affreschi di S. Maria Antiqua (sec. VII); ma il suo culto cominciò verso il X secolo a Napoli e poi man mano estendendosi in altre località, fino a raggiungere la massima diffusione nel XV secolo, al punto che papa Gregorio XIII (1502-1585), decise nel 1584 di inserire la celebrazione di s. Anna nel Messale Romano, estendendola a tutta la Chiesa; ma il suo culto fu più intenso nei Paesi dell’Europa Settentrionale anche grazie al libro di Giovanni Trithemius “Tractatus de laudibus sanctissimae Annae” (Magonza, 1494). Gioacchino fu lasciato discretamente in disparte per lunghi secoli e poi inserito nelle celebrazioni in data diversa; Anna il 25 luglio dai Greci in Oriente e il 26 luglio dai Latini in Occidente, Gioacchino dal 1584 venne ricordato prima il 20 marzo, poi nel 1788 alla domenica dell’ottava dell’Assunta, nel 1913 si stabilì il 16 agosto, fino a ricongiungersi nel nuovo calendario liturgico, alla sua consorte il 26 luglio. Artisti di tutti i tempi hanno raffigurato Anna quasi sempre in gruppo, come Anna, Gioacchino e la piccola Maria oppure seduta su una alta sedia come un’antica matrona con Maria bambina accanto, o ancora nella posa ‘trinitaria’ cioè con la Madonna e con Gesù bambino, così da indicare le tre generazioni presenti. Dice Gesù nel Vangelo “Dai frutti conoscerete la pianta” e noi conosciamo il fiore e il frutto derivato dalla annosa pianta: la Vergine, Immacolata fin dal concepimento, colei che preservata dal peccato originale doveva diventare il tabernacolo vivente del Dio fatto uomo. Dalla santità del frutto, cioè di Maria, deduciamo la santità dei suoi genitori Anna e Gioacchino. Autore: Antonio Borrelli Iniziano il 17 Luglio , i festeggiamenti in onore della santa patrona del nostro piccolo centro dei lattari, alle ore 12, 00 vi sarà l’intronizzazione della statua, con tutti i cittadini che si apprestano come per tradizione a pulire con il proprio fazzoletto la polvere dalla statua da usare contro eventuali mali nel corso dell’anno.Un momento religioso da vivere insieme alla piccola comunità Letterese, la quale è legatissima alla sua santa patrona infatti i festeggiamenti si protraggono per più di due settimane, e per tutto il tempo una folla numerosa si riversa, invadendo il piccolo centro dei lattari, molte partorienti, insiema alle madri fanno visita alla meravigliosa satatua.Domenica 20 Luglio alle ore 18,00 inizia la processione, della statua che quest’anno farà visita alla frazione di Orsano, Fuscoli, Piazza che si apprestano ad accogliere la statua con un orda di festeggiamenti. |
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Ultimo aggiornamento ( 2008-07-14 10:27:55 )
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Evoluzione storico strutturale del castello |
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Scritto da Administrator
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2007-09-12 14:45:53 |
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EVOLUZIONE STORICO STRUTTURALE DEL CASTELLO DI LETTERE Il Castello di Lettere si erge sulla cima della collina di San Nicola del Vaglia, a 347 metri sul livello del mare su una terrazza in pietra calcarea appartenente alla catena dei monti Lattari, da cui domina la città di Castellammare di Stabia con il suo golfo. Durante il x secolo la città e l’area circostante entrarono a far parte dei territori sottoposti alla città stato di Amalfi. Lettere sotto il ducato di Mansone III acquisì la funzione di avamposto a controllo del limes nord est del ducato, e in particolare del valico di pino agerola, uno dei due importanti punti di accesso al territorio provenendo dalla piana sarnese. il castrum Letterensis non fu il primo castello nato a questo scopo. la sua erezione segue probabilmente di pochi anni quella del castello di Pino, costruito nel 949 per volontà del duca Mastalo I con il preciso compito di controllare i possessi amalfitani di Gragnano e Pimonte, fino a questo momento privi di una propria difesa. il castello di lettere sebbene non integro, conserva gran parte degli elementi della fortificazione. La sua veste attuale mostra principalmente le modifiche apportate durante la fase militare angioina. fu costruito sulla roccia sul punto più alto e sopraelevato. Mantiene due delle tre cortine della cinta muraria di forma poligonale. Un mastio e due torri fanno da cernire negli angoli della cinta; una quarta torre interrompe la cortina sud, mentre di una quinta rimangono solo le tracce del basamento, adiacenti alla porta a saracinesca, un ingresso molto eroso, con labili tracce dell’incavo sui pilastri laterali,unico residua della perduta cortina nord-est. analizzando queste strutture murarie si sono potute individuare cinque fasi di costruzione. La prima fase riguarda la dominazione amalfitana, databile al x secolo, quando venne costruita la parte bassa del muro di cinta con merli a sagoma diritta e saettiere visibili ancora oggi nella cortina sud. l’accesso al castello avveniva da una porta-torre inglobata successivamente nella torre centrale della cortina Sud, un accesso controllato che consentiva di bloccare visite non gradite. La porta era posta sotto il tiro degli arcieri, sistemati sul corridoio superiore dietro la linea dei merli. La fase successiva è ascrivibile all’età normanna, databile agli anni della occupazione di re Ruggero II (1131) che conquistò il territorio espugnandolo faticosamente castello per castello. Ai normanni si deve la sopraelevazione della cortina muraria con una nuova merlatura e la costruzione di una porta all’interno della muratura sud, provvista in alto di ponte levatoio, con relativa chiusura del precedente ingresso. Oltre ai lavori al castello ai normanni si deve anche la costruzione della adiacente cattedrale romanica, con decorazione policroma in tufo giallo verde. Una decorazione simile era presente anche sulla cortina sud del castello, dove si rilevano piccole cornici tufacee che probabilmente si legavano alla bella decorazione presente nella successiva torre campanaria e nel muro sud della cattedrale. s’ipotizza infatti l’esistenza di un muro tra il castello e la cattedrale che spiegherebbe la presenza della piccola porta ancora oggi visibile nell’angolo sud-est del castello; si tratta del passaggio a gomito posto tra la cortina est e la cortina sud tra l’esterno della rocca e il cortile interno del castello. la successiva fase sveva, riconducibile alla presenza a lettere del maresciallo di Federico II, Riccardo Filangieri, feudatario di Lettere a partire dall’anno 1263, è caratterizzata dalla realizzazione del mastio e della torre est, simile nella veste alle torri angolari rompitratta presenti nei castelli federiciani. attualmente sulle strutture murarie non è possibile individuare elementi significativi del periodo svevo in quanto le due torri sono state fortemente modificate durante la successiva fase angioina, databile tra XIII e XV secolo. Il mastio e la torre est sono stati originariamente realizzati con mattoncini in tufo rosso. il primo si caratterizza per la presenza di numerosi apparecchi difensivi, diversamente della torre est che ne è priva . il mastio ha ingresso sopraelevato e la parte bassa è divisa a fascioni. in alto il coronamento è a triplice mensola di pietra sagomata analogamente al coronamento del castello angioino di Castellammare di Stabia caratterizzato da quadruplici mensole di piperno in aggetto e dall’archeggiatura su piccole mensole.
la fase angioina, di cui abbiamo già visto questi ultimi elementi, si caratterizza per una volontà difensiva più che ornamentale. tutta la collina viene “armata”. fu in questo periodo, infatti, che il castello partecipò attivamente alla guerra del vespro sotto il dominio di Gerberto di Hervilla, fedele milite di Carlo d’Angiò. in questa fase viene aggiunta la torre cilindrica chiamata oggi torre del grano, collocata nell’angolo ovest. A difesa delle porte vennero eretti i due torrini merlati. furono aperte le bucature tonde per i fucili. la parte basamentale deli muri viene riforzata. All’interno del castello vennero realizzati i corridoi pensili, ovvero i passaggi coperti che mettevano in comunicazione i piani alti delle torri, probabilmente serviti da scale, e gli altri accessi ai camminamenti alti . l’ultima fase di vita del castello è imputabile alla dominazione aragonese, databile al XVI secolo, quando il castello perse la funzione difensiva e assunse prevalentemente quella residenziale . le ultime modifiche del maniero si concentrano infatti nella corte interna costruita su una naturale sopraelevazione della roccia nella parte più a nord dell’area. Entrando nella corte dall’ingresso nord si può cogliere la sua articolazione composta da più ambienti. Subito a est si incontra un vasto spazio chiuso con un catino absidale ricavato in spessore di muro sulla parete interna della cortina est e un secondo ambiente voltato, forse entrambi pertinenti ad una cappella. Di qui si possono vedere in tutto il cortile numerosi muretti, bassi e di limitata lunghezza. Si tratta di lacerti di muri dal perimetro irregolare che componevano più ambienti. L’area ovest è occupata dalla torre ovest; al primo piano del torrione sono stati ricavati un lavatoio in muratura e alcune vasche. Al piano terra sono stati realizzati un corridoio di servizio con accesso agli apparecchi difensivi delle torri ovest ed est e tre ambienti cisterne, con un’apertura circolare sul piano superiore e rivestimento interno in malta idraulica. Oltre a queste interne altre vasche sono visibili all’esterno e all’interno alla struttura. A sud rimangono sette ambienti, lunghi e stretti su base rettangolare, caratterizzati da coperture voltate di cui sono visibili i pennacchi di archi acuti e due volte a botte sulla parete. Due ambienti sono visibili più a est in successione: in parete rimangono le tracce di due volte a botte ribassata, mentre al piano terra si aprono due locali ciechi coperti da volte a botte ribassata ricavati in spessore di muro. con la fase aragonese il castello vive ancora una momento di splendore. esso conservava infatti ancora un aspetto imponente come si ricava dalla lettura dell’atto di vendita del castrum litterensis databile al 1529, quando fu acquistato da Isabella De Crapona. la descrizione recita:“ la città tiene un muy lindo y fuerte castillo cum quattro turrionesy una grande torre maestra, tiene tre puertes con puentes levadizos y està en alta della ciudad en gentil lugar.” dopo questo ultimo fiorente periodo il castello iniziò una lunga fase di declino e non fu più adeguato alle nuove tecniche militari giungendo lentamente allo stato di abbandono e infine ai moderni restauri che l’hanno riportato, in parte, al suo originario splendore . Emanuela Pettinelli
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Ultimo aggiornamento ( 2007-09-12 15:00:34 )
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ex Cattedrale Santa Maria Assunta |
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Scritto da Administrator
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2007-08-17 07:27:07 |
Storia della cattedrale: dall’antica alla nuova sede.  L’antica cattedrale fu eretta nei dintorni del castello medievale e fu dedicata a S. Maria Trinitatorum. Della struttura, che si presenta sottoforma di pianta rettangolare, oggi sono rimasti solo i ruderi della parte perimetrale. Il campanile della cattedrale, che fu realizzato nel XII sec., presenta un’interessante decorazione a tarsie: baste vedere che sulle tre facce è possibile vedere, ancora oggi, sei rosoni, diversi tra loro e formati da tarsie in tufo grigio e arenaria. Dal 1503, la cattedrale divenne culto per la statua di S. Anna, fino a quando si trasferì nella nuova cattedrale. Siccome il culto dell’antica cattedrale era diventato insufficiente, Papa S. Pio V sentì l’esigenza di trasferire il culto dal castello ad un luogo più accessibile per tutto il paese. per questi motivi, i lavori iniziarono nel 1570, per dare vita alla chiesa di S. Maria Assunta e S. Giovanni Battista. I lavori, per la costruzione della nuova chiesa, durarono circa cento anni e fu mons. Antonio Molinari a consacrarla, nel 1696. Il progetto, che prevedeva solo la costruzione della navata centrale, nel corso degli anni subì delle varianti, per cui ai lavori della navata si aggiunsero anche quelli dei transetti e delle due cupole del presbiterio. I lavori del campanile, invece, iniziarono nel 1707 per volere di mons. Giovanni Cito, il quale fece erigere una torre ottagonale in stile moresco. La torre è suddivisa in quattro livelli e risulta formato di tre pianti, più un ottagono suddiviso in quattro parti. Sulla facciata principale del campanile, al primo piano, c’è la scritta “Fides Vincit Miseras – 1872”, che rimanda alla lotta tra i capitoli di Lettere e Castellammare di Stabia. Al secondo piano c’è l’orologio che scandisce i ritmi temporali a tutto il popolo. Gli ultimi lavori di ristrutturazione sono stati eseguiti nell’anno 2006. La facciata principale della chiesa ha subito, nel corso dei secoli, importanti variazioni. Nell’anno 1982, per volere del canonico Gaetano Rosanova e del popolo di Lettere, fu collocato all’ingresso della chiesa un nuovo portale in bronzo, benedetto dall’allora vescovo mons. Antonio Zama. Il portale è composto da nove pannelli che illustrano tutte scene prese dal Nuovo Testamento. Nel pannello superiore, invece, è raffigurata la statua di S. Anna in mezzo ai fedeli, mentre nella parte sottostanti gli stemmi del Comune di Lettere, del papa Giovanni Paolo II, del vescovo mons. Antonio Zama e dell’autore del portale Tommaso Gismondi. L’ex cattedrale è a croce latina, pavimentata in marmo, ad un’unica navata e presenta quattro cappelle a destra e tre cappelle a sinistra. All’ingresso della chiesa, peraltro, si possono notare due colonne che supportano la cantoria, in cui fu costruito un organo agli inizi del ‘900. La navata della chiesa è molto ampia, alta, spaziosa e luminosa. Sull’altare maggiore c’è un grande quadro, in cui si può ben notare l’Assunzione della Madonna, a cui è dedicata l’ex cattedrale. L’opera risale all’inizi del ‘700 e l’autore è Giuseppe Martorelli. Nell’ex cattedrale ci sono due tele settecentesche dedicate a S. Giuseppe, con firma “De Mimo pinxit” e S. Giovanni, un crocifisso ligneo del XV sec. proveniente dall’antica cattedrale del castello, fatto da autore spagnolo. A destra del transetto si può notare la tavola settecentesca raffigurante la Madonna del Carmine, in compagnia di S. Giovanni Battista, S. Lorenzo e S. Orso, mentre a sinistra del transetto c’è una tela cinquecentesca contenente la raffigurazione di S. Lucia, S. Giovanni Battista, S. Aniello e il beato Fusco. I lavori della cappella di S. Anna, voluti da mons. Domenico Galisio, iniziarono nel 1721 e vennero ultimati nel 1875, tanto che ha rappresentato negli ultimi due secoli, la fonte di maggior culto per il popolo di Lettere. Al centro della cappella troneggia la statua di S. Anna, ai lati ci sono le statue lignee a mezzo busto dei santi Orso e Clemente (a sinistra), Candida e Lucida (a destra). Al di sopra sono conservate quattro urne contenenti le ossa dei quattro santi, quelle di altro diciannove martiri e il sangue pietrificato di Santo Stefano, primo martire della chiesa cristiana. Le quattro urne delle reliquie furono donate da mons. Onofrio De Ponte, vescovo di Lettere dal 1630 al 1677, che a sua volta le aveva ricevuto dal cardinale Giambattista De Alteriis.
Per un’analisi storica, Lettere è stata per quasi un millennio diocesi, precisamente dal 988 al 1818. Il primo vescovo fu Stefano, l’ultimo, quello che concluse la storia della sede vescovile letterese, fu mons. Bernardo Della Torre, uomo impegnato nella Rivoluzione Napoletana del 1799. Dal 1818, Lettere è confluita nella diocesi di Castellammare di Stabia. Tuttora, l’ex cattedrale di S. Anna possiede il vescovo titolare di Lettere , mons. Luigi Travaglino, nunzio apostolico in Nicaragua. Negli ultimi cinque anni i parroci della chiesa di S. Anna hanno svolto opere di risanamento dell’ex cattedrale, attraverso sollecitazioni al popolo e alle istituzioni, affinché si provvedesse alla ristrutturazione del tetto al di sopra della navata centrale, del campanile (finanziamento del Consiglio dei Ministri) e della facciata principale. Il parroco attuale, don Salvatore Coppola, mostratosi sensibile alle esigenze e alla storia dell’ex cattedrale, con forte sentimento di amore e dedizione verso la comunità di Lettere, ha provveduto alla creazione di nuovi banchi per la chiesa, alla ristrutturazione e alla rivalutazione della Cappella del Santissimo, alla sistemazione dell’ufficio parrocchiale, al nuovo arredo della sagrestia e alla sistemazione delle stanze dell’ex canonica per il catechismo dei bambini e, inoltre, ha introdotto la novità per quanto riguardo l’esposizione delle quattro urne delle ossa dei corpi santi, dal lunedì dopo la festa di S. Anna, alla domenica successiva, quando la statua fa ritorno nella cappella.
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Ultimo aggiornamento ( 2007-08-17 10:01:23 )
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